C'è una cosa che non ti aspetti, quando porti un avatar AI a una fiera con 30.000 persone.
Non è la tecnologia a fermare le persone. È la curiosità. Quella genuina, un po’ timida, che si vede negli occhi di qualcuno che si avvicina allo stand senza sapere bene cosa aspettarsi, e poi non riesce più ad andarsene.
All’AI WEEK 2026 abbiamo portato Linda, ologrammi, un robot e siamo saliti su ben quattro palchi. Ma la cosa che ci portiamo davvero a casa non sta in nessuno di questi numeri. Sta in quelle conversazioni, le centinaia di “posso provare?”, “come funziona?”, “e per il mio settore si può usare?” che hanno riempito due giorni interi.
Il mercato non chiede più se l’AI funziona. Chiede come usarla. Ed è una differenza enorme.
Quello che le persone vedevano in Linda
Quando qualcuno iniziava a parlare con Linda, la prima reazione era sempre la stessa: una piccola esitazione. Poi la sorpresa. Poi le domande vere. Un manager del pharma voleva formare gli informatori scientifici. Una responsabile HR pensava all’onboarding. Un imprenditore del retail immaginava Linda in store. Stessa tecnologia, visioni completamente diverse.
Questo è il segnale che cercavamo: non “è interessante”, ma “la voglio per questo”.
Sul palco con Leonardo da Vinci
Antonio Franzese è salito sul Main Stage con uno speech che partiva da una domanda provocatoria: e se Leonardo da Vinci non avesse fallito, fosse semplicemente arrivato 530 anni troppo presto?
La risposta era un viaggio tra innovazione, AI e futuro della comunicazione. Con un ospite speciale: il nostro robot umanoide, che ha fatto la sua apparizione davanti a 2.500 persone.
L’effetto era quello giusto. Non “guardate che tecnologia bella” ma “guardate dove stiamo andando, e noi ci siamo già”. La differenza tra una demo e una visione.
Quattro palchi in due giorni significano quattro conversazioni diverse, quattro tipi di pubblico. Ma un filo comune: le persone non volevano più sentire parlare di potenziale. Volevano sapere cosa avevamo già fatto, numeri, casi, risultati.
Gli agenti AI sono il presente, non il futuro.
“Agentic AI” era la parola che sentivi ovunque. Ma la conversazione più interessante non era sulla potenza dei modelli, era sul contesto. Un agente AI che non conosce la tua azienda, i tuoi processi, le tue regole, è inutile. Con il contesto giusto diventa qualcosa di completamente diverso: un collaboratore.
Noi stiamo lavorando esattamente su questo: memoria persistente, capacità di agire nei flussi di lavoro reali, supervisione umana integrata.
Chi ha la compliance integrata ha già vinto metà partita
Dal 2 agosto 2026, meno di 70 giorni da oggi, entrano in vigore gli obblighi di trasparenza dell’EU AI Act per avatar e chatbot. Quasi nessuno ne parlava esplicitamente all’AI WEEK. Eppure la scadenza è reale.
A.N.N.A., l’avatar AI sviluppato con Alfasigma per la formazione dei medici di medicina generale, è nata con compliance nativa fin dal primo giorno di progetto. È quello che ci ha permesso di portarla al congresso SIMG davanti a centinaia di medici e di vincere il Premio AboutPharma Digital Awards 2026 nella categoria “AI for Communication, Education and Training”.
Quando la compliance è parte del progetto fin dall’inizio, smette di essere un costo. Diventa un vantaggio.
I risultati contano più delle demo.
Lo stand più interessante all’AI WEEK non era il più spettacolare, era quello in cui qualcuno aveva numeri reali. Riduzione dei costi di formazione del 50-90%. Engagement superiore del 10-40% rispetto ai materiali tradizionali. Pilota su 200 medici con KPI eccellenti.
Noi questi numeri li avevamo. Ed è la prima AI WEEK in cui abbiamo sentito che le persone li cercavano davvero.
La cosa più importante
Tornare dall’AI WEEK con le idee chiare non è scontato. Ci vuole tempo per separare quello che conta davvero da quello che era solo rumore.
La cosa che conta davvero, quest’anno, l’abbiamo capita allo stand: la curiosità delle persone è cambiata. Non è più la curiosità di chi vuole capire cosa sia l’AI. È la curiosità di chi vuole capire cosa può farne, per la propria azienda, il proprio settore, il proprio problema specifico.
Quella curiosità ci dice che il mercato è pronto. E noi, dopo anni di lavoro sui casi reali, siamo pronti a risponderle.


