Un'intervista in diretta davanti a una piazza piena, e poi la domanda di tutti: come funziona il cervello di un avatar AI?
Sabato 3 ottobre, in Piazza Castello a Bisceglie, la serata finale del DigithON 2026 si è aperta con un'ospite insolita: Ipazia, l'avatar AI che abbiamo creato per Codice, la vita è digitale su Rai 1.
Il DigithON è la più grande maratona digitale italiana. La serata conclusiva ha portato sul palco ospiti, conduttori e moderatori per raccontare l'innovazione al grande pubblico.
100 startup in gara, scelte tra quasi 500 candidature, in tre giorni di maratona dall'1 al 3 ottobre.
1. L'intervista in diretta
A presentarla è stata Barbara Carfagna, che ha aperto la serata. Prima un estratto dalle puntate di Codice, poi le domande in tempo reale, con Ipazia proiettata sul maxischermo della piazza.
Ipazia ha risposto a quattro o cinque domande, poste da Barbara Carfagna e dalla conduttrice della serata. Si è parlato dell'uso dell'intelligenza artificiale in guerra e di alcune interviste realizzate negli anni da Codice.
Ogni risposta arrivava da ciò che il programma ha raccontato nel suo decennio di vita. Ipazia non inventa: attinge a un archivio preciso. Il tempo per le domande del pubblico non c'è stato, ma la piazza ha seguito con curiosità e parecchi sorrisi.
2. Com'è fatto il cervello di Ipazia
Finita l'intervista, sul palco è salito Riccardo Tiberia di Media Engineering, per spiegare come è stata sviluppata Ipazia e cosa succede quando le si fa una domanda. Il suo cervello ha due parti distinte.
Il modo di parlare
Ipazia è "addestrata" con un modello linguistico (LLM) su come si parla, su come si chiama e su come si fa il lavoro di giornalista e conduttrice. È la parte che le dà voce e personalità.
Quello che sa
La conoscenza non è dentro di lei: entra in gioco solo quando viene interrogata. È la tecnica chiamata RAG, che Riccardo ha paragonato a un'enciclopedia che Ipazia consulta in pochi centesimi di secondo.
Tecnicamente Ipazia non è intelligente. Lo diventa solo nel momento in cui le si fa una domanda.
Questa separazione è anche ciò che rende un avatar affidabile. Se la conoscenza sta in un archivio controllato, si sa sempre da dove arriva una risposta. E si può aggiornare o limitare quello che l'avatar sa, senza rifarlo da capo.
3. Quanto costa, quanto funziona
Riccardo ha parlato anche di costi ed efficacia, le due domande che ogni azienda si fa davanti a un avatar AI. La risposta breve: oggi un avatar come Ipazia non è più un esperimento da laboratorio. Può essere costruito su misura, su un archivio di contenuti scelto, e funzionare davanti a una piazza piena come in uno studio televisivo.
Lo stesso approccio lo usiamo per eventi, musei, formazione e comunicazione aziendale: un volto e una voce costruiti per il contesto, una conoscenza limitata a contenuti verificati. Se vuoi conoscere meglio Ipazia, leggi la sua storia su Rai 1.
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