Quattro giorni a Riyadh, in mezzo a duecentomila persone. Antonio Franzese torna con una sola certezza: l'avatar aziendale ha smesso di essere una demo e ha iniziato a lavorare.
Riyadh, 31 agosto. Sono le prime ore di un lunedì mattina e fuori dal Riyadh Exhibition and Convention Centre di Malham ci sono già file. Non centinaia di persone. Duecentomila.
Antonio Franzese, Founder e CEO di Media Engineering, al LEAP ci va ogni anno. Ogni anno pensa di sapere cosa aspettarsi. Ogni anno si sbaglia.
Quest'anno gli accordi firmati nei primi quattro giorni hanno sfiorato i 15 miliardi di dollari. Ma non è quello il dato che ci portiamo a casa.
Di data center e capacità di calcolo si è parlato molto, e sono numeri che fanno titolo. La notizia per noi era altrove: nei padiglioni di DeepFest, il programma AI del LEAP, dove per la prima volta avatar e agenti aziendali erano presentati come prodotti con una data di rilascio, non come prototipi da stand.
Quattro cose, tra quelle viste in fiera, contano per chi in Italia deve decidere come far parlare la propria azienda con clienti e collaboratori.
1. Gli avatar aziendali escono dalla demo ed entrano nei processi
È il punto su cui Antonio è andato a Riyadh con più aspettative, ed è quello in cui il salto rispetto all'anno scorso è stato più netto.
Microsoft e HUMAIN, la società AI del fondo sovrano saudita, hanno presentato un pacchetto che unisce Microsoft 365 Copilot e HUMAIN ONE: un livello di AI agentica attraverso cui i dipendenti interagiscono con applicazioni, dati e processi aziendali da un'unica interfaccia conversazionale. Non un chatbot appoggiato sopra l'intranet, ma un assistente con diritti di lettura e di azione sui sistemi.
L'obiettivo dichiarato è raggiungere 1 milione di utenti aziendali tra Medio Oriente e Africa, con moduli in arrivo su HR, finance, procurement e IT.
Per chi costruisce avatar aziendali, come facciamo noi, la conferma è una. Un avatar che sa solo parlare è una demo; un avatar che legge il gestionale, apre un ticket, prenota un appuntamento o compila un modulo entra nel processo e produce valore misurabile. Nei prossimi dodici mesi questa sarà l'aspettativa minima anche in Italia.
2. L'AI generativa parla la lingua di chi la usa
L'annuncio più commentato è stato quello di Adobe, con il Ministero delle Comunicazioni saudita e HUMAIN: Firefly e Adobe Express Premium gratuiti per dodici mesi a cittadini e residenti del Regno sopra i 13 anni.
Valore dichiarato dell'operazione: oltre 4 miliardi di dollari, per una platea di circa 27 milioni di persone.
Ma il numero non è la parte interessante. Adobe e HUMAIN stanno sviluppando insieme un modello di generazione immagini addestrato sulla cultura saudita, con prompt in arabo: nato in arabo, non tradotto. Sullo stesso fronte ALLaM, il modello linguistico arabo di HUMAIN, è entrato nei cataloghi di Amazon Bedrock e Microsoft Foundry.
L'AI generativa sta smettendo di essere universale e sta diventando situata: costruita su lingue, estetiche e contesti normativi specifici. Un avatar che risponde a un informatore scientifico, a un agente di rete o a un cliente non può essere un modello generalista con un prompt in italiano: va addestrato su contenuti, normativa e linguaggio di settore italiani. È la differenza tra un avatar che risponde nel merito e uno che suona sempre leggermente fuori contesto.
3. L'interfaccia diventa fisica: schermi, chioschi e host di servizio
Nei padiglioni si vedeva bene una seconda tendenza: l'assistente conversazionale sta uscendo dal browser e prendendo un corpo, o almeno uno schermo.
Il caso più concreto era RoboNex, sviluppato in Arabia Saudita come cassiere e host di servizio per ristoranti e caffetterie: prende l'ordine a voce, suggerisce prodotti in base a quello che il cliente ha già scelto, mostra le promozioni e si integra con cassa e pagamenti. Non una vetrina tecnologica: un punto di contatto che sostituisce una fila.
Per chi progetta esperienze in store, in reception o in fiera il messaggio è chiaro: avatar più schermo interattivo sta diventando il nuovo front-office. Accoglie, informa, qualifica e passa la persona a un collega umano solo quando serve. Il valore non è nell'effetto scenico, ma nella continuità: lo stesso avatar, con la stessa voce e le stesse informazioni, sul totem in negozio, sul sito e dentro gli strumenti di lavoro.
La direzione: display olografici e chioschi concierge
Fuori dai padiglioni stanno arrivando i dispositivi pensati per questo scenario. Da un lato i display olografici: volumi di vetro in cui l'avatar appare tridimensionale a occhio nudo, senza visori. Su un monitor piatto resta un video; in uno spazio percepito come tridimensionale diventa una presenza, e le persone gli parlano invece di guardarlo. Dall'altro i chioschi concierge, progettati per ambienti rumorosi: telecamere e microfoni che capiscono chi si è avvicinato, isolano la voce nel brusio e gestiscono la conversazione senza che nessuno tocchi lo schermo.
Per noi non sono concorrenti degli avatar: sono la loro evoluzione fisica. Voce, volto, conoscenza di settore e integrazione con i sistemi restano il nostro lavoro; cambia il corpo in cui viene installato. Lo stesso avatar può stare oggi su un sito e domani su un chiosco all'ingresso di una farmacia, di uno showroom o di un congresso medico.
4. L'AI si sposta sui dispositivi, e cambia dove può vivere un avatar
Qualcomm e HUMAIN hanno presentato Horizon Ultra, un AI PC aziendale progettato per far girare carichi di intelligenza artificiale sia in locale sia in cloud, disponibile per le imprese dal 20 settembre 2026.
L'obiettivo dichiarato è 1 milione di AI PC distribuiti tra Medio Oriente e Africa entro il 2030.
La tendenza conta più del singolo prodotto: una parte crescente dell'AI si sposta sui dispositivi, con modelli che girano in locale, senza latenza e senza un costo per ogni richiesta.
Per noi apre scenari fino a ieri fuori portata sul piano economico. Un avatar che gira sull'hardware dell'azienda, con i dati che non escono dal perimetro, è esattamente il modello che GDPR, AI Act e linee guida AIFA stanno rendendo standard nei settori regolamentati. Fino a ieri era un vincolo da gestire con architetture costose; da qui a un anno diventa una configurazione di serie.
Cosa non si vedeva negli anni scorsi
C'era un tono diverso, quest'anno. Meno "stiamo esplorando", più "stiamo costruendo". Meno pitch di startup, più prodotti con una data di uscita.
Dal palco di DeepFest, l'autorità saudita per i dati e l'AI ha citato l'AI Index di Stanford: oltre l'80% dei lavoratori sauditi intervistati usa già l'AI ogni giorno. Con un'avvertenza netta: valore prima della tecnologia.
Ma la cosa che ha colpito di più non era una tecnologia: era il livello della conversazione. In quelle sale nessuno discuteva di come adottare l'AI. Si discuteva di in che lingua risponde, dentro quali processi lavora e su quale hardware gira.
È la domanda giusta. Ed è quella che ci portiamo a casa da Riyadh.
La prossima edizione è già fissata: LEAP 2027, 12-15 aprile
Ci torneremo.
Antonio Franzese è Founder e CEO di Media Engineering, agenzia italiana specializzata in avatar AI e agenti AI per il marketing e le Life Sciences. Era a Riyadh per LEAP 2026 come inviato speciale.
Avatar e agenti AI addestrati sul tuo settore, non su un modello generico
Il LEAP 2026 lo ha reso evidente: contano la lingua, l'integrazione con i processi e il luogo dove girano i dati. Progettiamo avatar AI addestrati su contenuti, linguaggio e normative italiane, per il web, per gli strumenti di lavoro e per gli schermi interattivi in negozio o in fiera.
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